

Epatite C da trasfusione di sangue infetto: risarcimento agli eredi della paziente
Quando una trasfusione provoca un contagio da HCV
Le infezioni da epatite C contratte a seguito di trasfusioni di sangue rappresentano una delle forme più complesse di responsabilità sanitaria. La difficoltà nasce soprattutto dal fatto che l'HCV può rimanere silente per molti anni: la malattia può essere scoperta decenni dopo la trasfusione e, nel frattempo, può essersi evoluta in epatite cronica, cirrosi o altre gravi complicazioni.
In questi casi occorre ricostruire la storia sanitaria del paziente e dimostrare, secondo il criterio civilistico del “più probabile che non”, che il contagio è riconducibile proprio alla trasfusione. Un altro tema decisivo è quello della prescrizione: il termine non decorre automaticamente dal giorno in cui fu eseguita la trasfusione, ma dal momento in cui il paziente abbia avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, una sufficiente consapevolezza della malattia e della sua possibile origine trasfusionale.
Il caso seguito dallo Studio
Lo Studio ha assistito gli eredi di una donna che aveva contratto l'HCV dopo un'emotrasfusione ricevuta presso l'Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno. La patologia era successivamente evoluta in cirrosi epatica cronica e aveva contribuito al decesso della paziente. La CTU ha riconosciuto il nesso causale tra la trasfusione e il contagio sulla base del criterio cronologico, dell'efficienza lesiva e dell'assenza di altre plausibili fonti di infezione.
Il giudizio di primo grado si era concluso negativamente. In appello siamo riusciti a ottenere la riforma della decisione anche sul punto della prescrizione: la Corte ha ritenuto che il termine dovesse essere collegato alla concreta conoscibilità dell'origine della patologia e ha riconosciuto la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria.
Un elemento particolarmente significativo è che dalla documentazione emergevano anche la non urgenza della trasfusione e l'assenza di consenso informato.
Il risultato
La Corte d'Appello di Salerno ha condannato la Gestione Liquidatoria della ex USL al pagamento di oltre € 850.000,00, comprensivo di rivalutazione e interessi secondo quanto stabilito in sentenza.
Il caso dimostra quanto, nei danni cosiddetti “lungo-latenti”, sia importante non fermarsi alla data dell'evento sanitario ma ricostruire con precisione quando il paziente abbia realmente potuto conoscere la causa del proprio danno.