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Ritardo nella diagnosi di aneurisma: riconosciuta la perdita del 75% delle possibilità di sopravvivenza

Quando il ritardo diagnostico può determinare il decesso del paziente

Non tutti i casi di responsabilità sanitaria derivano da un intervento eseguito male. Talvolta l'errore consiste nel non comprendere tempestivamente la gravità dei sintomi.

Il pronto soccorso ha il compito di formulare una diagnosi differenziale: quando il quadro clinico può essere compatibile anche con patologie potenzialmente letali, non è sufficiente scegliere l'ipotesi più semplice senza effettuare gli approfondimenti ragionevolmente necessari.

Nei casi di decesso, una delle questioni più difficili è stabilire che cosa sarebbe accaduto con una diagnosi tempestiva. Anche quando non sia possibile dimostrare che il paziente si sarebbe certamente salvato, può essere risarcibile la perdita seria e concreta delle possibilità di sopravvivenza.


Il caso concreto

Un uomo di 70 anni si era rivolto al pronto soccorso per un intenso dolore al fianco sinistro. Era stata formulata una diagnosi di colica renale. Il dolore era però persistito e si era intensificato; nonostante ciò, per diverse ore non erano stati effettuati adeguati accertamenti ematici ed ecografici. Solo in serata un'ecografia evidenziava l'aneurisma e il paziente veniva sottoposto a intervento vascolare, senza però riuscire a sopravvivere.

La causa della morte fu individuata nello shock ipovolemico da emoperitoneo conseguente alla rottura di un aneurisma disseccante dell'arteria iliaca comune sinistra. Sentenza Noschese_copia inform_…

La CTU ha stabilito che una diagnosi tempestiva avrebbe consentito un intervento in condizioni emodinamiche migliori, riconoscendo che il ritardo aveva fatto perdere al paziente una possibilità di sopravvivenza stimata tra il 70 e l'80%.


Il risultato

Il Tribunale di Salerno ha assunto come parametro una perdita di chance del 75% e ha condannato l'Azienda Ospedaliera a corrispondere ai due figli € 196.527,00 ciascuno, oltre interessi: complessivamente € 393.054,00.

È un caso particolarmente significativo perché dimostra che il risarcimento può essere riconosciuto anche quando non sia possibile affermare matematicamente che il trattamento tempestivo avrebbe evitato la morte.



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